Paesaggi con figure

secoli XVII-XVIII

La pittura di paesaggio, contemporaneamente ad altre specialità pittoriche come la natura morta, comincia ad affermarsi come genere autonomo nei primi anni del Seicento, pur mantenendo tuttavia fino a tutto il Settecento la connotazione di ‘genere minore’. Proprio in alcune opere di Annibale Carracci e del Domenichino dei primi anni del secolo, il paesaggio si affranca progressivamente, perdendo il carattere di elemento subordinato all’interno di composizioni narrative, religiose o profane. In questi dipinti di nuova concezione la presenza umana, le scene bibliche o mitologiche, inserite in ampi contesti naturalistici, si riducono a pretesti e sono riprodotte in formato ridotto, spesso con l’unico scopo di sottolineare una precisa intonazione poetica.

I Carracci, il Domenichino, Francesco Albani, secondo gli indirizzi programmatici della scuola bolognese, e il francese Nicolas Poussin daranno vita a quel particolare filone della pittura di paesaggio che interpreta anche l’elemento naturalistico seguendo un ideale di classica compostezza e perfezione. Saranno questi i presupposti che porteranno alla formulazione del paesaggio ‘ideale’ ed ‘eroico’ di Claude Lorrain e Gaspard Dughet. Contemporaneamente all’affermarsi della corrente classicista di origine bolognese, artisti come il fiammingo Paul Brill e il tedesco Adam Elsheimer attivi in Italia, inaugurano il filone del paesaggio ‘realistico’ nordico, che riscuoterà ampi consensi presso la committenza italiana.

I due paesaggi con scena del Battesimo di Cristo e quello con Diana ed Endimione, che propongono formule paesaggistiche abbastanza standardizzate, rappresentano una soluzione di compromesso nella fusione della cultura di matrice classicista - che predilige un paesaggio idealizzato - con la tradizione del naturalismo nordico.

Le due tele ovali con paesaggi in cui sono inserite scene di caccia e pesca sono invece un esempio di molteplici varianti e sottogeneri in cui si differenzia questa specialità pittorica già nel corso del Seicento. Le tematiche qui trattate, derivate dalle occupazioni della vita quotidiana, accostano le due tele alla scena di genere, pur mantenendo il paesaggio una posizione di assoluta preminenza.

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