Giannandrea Lazzarini

Pesaro, 1710-1801

L’abate Giannandrea Lazzarini pittore, architetto, teorico dell’arte, critico, poeta e teologo, esemplare incarnazione dell’erudito settecentesco, fu tra i più brillanti animatori della vita culturale pesarese, tanto da meritarsi l’ammirazione incondizionata di uno storiografo della levatura di Luigi Lanzi (Storia Pittorica, 1809), non solo come pittore, ma come critico tra i più accreditati: «Buon poeta e prosatore, e veramente dotto e profondo nella erudizione sacra e profana. Pochi scrittori ebbe l'Italia da paragonarsi a lui ove trattò soggetti pittorici. […] perciocché al bene scrivere congiunse il Lazzarini anco il ben dipingere; facile e tuttavia studiato in ogni parte; leggiadro e nobile insieme; erudito nell'introdurre fra' suoi dipinti l'immagine dell'antichità, ma senz'affettazione e senza pompa».

Formatosi presso il vadese Francesco Mancini (1679-1758), si inserisce nel solco della tradizione classicista di matrice emiliano-romana, i cui punti di riferimento culturale vanno ricercati nella pittura di Raffaello, del Correggio, di Federico Barocci, dei Carracci, del Domenichino e di Poussin.

In contatto con le maggiori personalità della cultura internazionale dell’epoca come Francesco Algarotti (Saggio sopra la pittura, 1762) e il pittore e teorico del neoclassicismo di origine boema Anton Raphael Mengs (Riflessioni sulla bellezza e sul gusto nella pittura, 1764), Lazzarini si inserisce a pieno titolo nel dibattito culturale di metà ‘700, che vide tra i temi di maggiore interesse la riflessione sull’arte antica, intesa come modello di ispirazione per gli artisti contemporanei. Nell’idea di Lazzarini i modelli antichi non costituivano tuttavia gli esclusivi presupposti per un ritorno ad un naturalismo idealizzato e ad un’armoniosa piacevolezza in pittura, ma dovevano essere filtrati attraverso la lezione di Raffaello e dei Carracci.

Tra i dipinti esposti in questa sezione si segnala il Riposo durante la fuga in Egitto (1753), replica autografa in formato ridotto del dipinto eseguito dal Lazzarini nel 1748 per la chiesa di Santa Maria Maddalena di Pesaro. L’opera è un’espressione compiuta del classicismo lazzariniano, vera e propria trasposizione visiva delle sue teorie artistiche, in piena sintonia con quanto da lui enunciato nella Dissertazione sopra l’arte della pittura, pronunciata a Pesaro nel 1753.

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