Copie da artisti emiliani

anonimi artisti, XVII sec.

Tra le numerose copie antiche tratte da dipinti celebri presenti nelle collezioni della marchesa Vittoria Toschi Mosca si espongono due tele derivate da noti prototipi di pittori emiliani, i quali vantano nel corso del ‘600-‘700 una significativa presenza in territorio marchigiano, non solo per ovvie ragioni di confini geografici, ma anche per le vicende legate alla committenza artistica.

La proliferazione delle copie e delle repliche - per esigenze di mercato spesso prodotte nell’ambito delle stesse botteghe dalle quali uscivano gli originali - testimonia il desiderio dei collezionisti di accrescere il prestigio delle proprie quadrerie private anche solo con derivazioni da dipinti ritenuti modelli di indiscussa eccellenza pittorica.

Il Cristo e la Samaritana è copia seicentesca di una nota invenzione del Guercino, replicata due volte dall’artista. La prima versione dell’originale fu realizzata per la famiglia Baroni di Lucca nel 1640 (ora Lugano, collezione Thyssen-Bornemisza), la seconda - risalente al 1641 - dopo complesse vicende collezionistiche, è pervenuta alla National Gallery di Ottawa in Canada. Di questo soggetto guercinesco sono inoltre note svariate copie antiche.

La seconda tela, raffigurante una Madonna con Bambino - tuttora inedita poiché rinvenuta nei depositi dei Musei Civici pesaresi in anni recenti - è replica di un’invenzione di Carlo Cignani, di cui sono note diverse redazioni autografe. La fortuna goduta da questo soggetto è testimoniata anche da alcune incisioni tratte dal dipinto. Va tuttavia rilevato che la buona qualità dell’opera e l’adesione molto stretta allo stile del Cignani farebbero propendere per una sua provenienza proprio dalla bottega del maestro.

Orario:

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