Capricci architettonici, Vedute

Scuola dell’Italia centrale, secoli XVII-XV

Tra i generi pittorici che hanno goduto di maggior successo e diffusione tra Seicento e Ottocento va certamente annoverata la veduta, nelle sue molteplici declinazioni, varianti e sottogeneri, e che raggiunse proprio nel Settecento gli esiti più felici nella sintesi di realismo documentario e di fantasia narrativa.

La diffusione della veduta realistica in Italia coincise con l’arrivo a Roma nel 1675 dell’olandese Gaspard van Wittel che ritrasse fedelmente ampi panorami della città e del Tevere e che determinò un decisivo mutamento nel gusto della committenza. Nel corso del Settecento anche la consuetudine del Grand Tour contribuì ad incrementare la produzione e il mercato delle vedute, dipinte e incise - in particolare di Roma e dei suoi dintorni, di Venezia e di Napoli con le aree archeologiche di Ercolano e Pompei -, acquistate come souvenir da viaggiatori della più varia estrazione.

Tra i più noti e apprezzati vedutisti attivi a Roma attorno alla metà del ‘700 va ricordato Giovanni Paolo Panini (Piacenza, 1691/92 - Roma, 1765) che, oltre ad illustrare con meticolosa fedeltà documentaria i vari aspetti della città, praticò anche il genere pittoresco del capriccio con rovine.

Caratteristica del ‘capriccio’ è la fusione arbitraria di monumenti antichi reali prelevati da contesti tra loro estranei o la creazione di vere e proprie vedute di fantasia ispirate a monumenti e architetture classiche con l’assemblaggio di elementi tratti dal repertorio archeologico.

Di questa particolare variante del genere vedutistico si espongono due dipinti provenienti dal fondo Mosca. Nel Capriccio con rovine classiche e scena della guarigione del cieco è forse identificabile un seguace di Alberto Carlieri (1672 - Roma - 1720 ca.), allievo del quadraturista Andrea Pozzo, il quale costituì sicuramente una fonte di ispirazione per lo stesso Panini e per i pittori che praticarono questo sottogenere. Tipico della produzione del Carlieri è infatti l’inserimento di scene bibliche in contesti di rovine architettoniche antiche di fantasia.

Altro elemento ricorrente nei capricci architettonici, nelle vedute ideali ma anche in quelle realistiche, è il contrasto tra la schiacciante imponenza delle vestigia antiche e la dimessa condizione umana, espressa nei personaggi che popolano i maestosi ruderi del Capriccio con rovine classiche e figure. Aspetto questo che doveva avere certamente un profondo impatto soprattutto sui viaggiatori stranieri, poco avvezzi ad una simile stratificazione storica e antropologica.

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